Madonna del Bagno: Storia e Significato di un Culto Popolare
La devozione alla Madonna del Fuoco ha superato da tempo i confini della diocesi arrivando non solo in città vicine, come Cervia, Cesena e Rimini, ma anche più lontane, come Ancona e Roma e arrivando fino all’Africa e al Polo Nord.
Le Origini del Culto
La leggenda narra di un'apparizione della Madonna a due pastorelle che chiede loro di costruire una cappella. In quell’occasione sarebbero scaturite delle acque che divennero subito strumento di innumerevoli prodigi per gli infermi, che accorrevano da ogni parte.
Non è ben documentata l’origine di questo santuario, che viene fatta risalire al 1200. Questa valle è stata detta 'valle di Dio".
La prima notizia storica sicura è documentata nel “Libro dei Partiti” del comune di Castiglion Fiorentino nell’anno 1527. Allora esisteva una piccola chiesa, che il comune prese sotto il suo patrocinio, nel 1563.
Queste notizie sono molto importanti e ci dimostrano quanto sia antica la devozione della comunità castiglionese verso il suo santuario.
La vecchia e piccola chiesa fu ampliata nel 1711 e rifatta quasi completamente nel 1877. L’usanza di bere o fare il bagno nelle sue acque è certamente antica.
Il Santuario della Madonna del Bagno
Questo santuario rappresenta quindi la piccola Lourdes della Vai di Chio. Sorge in un luogo incantevole.
La rupe, circondata da un mare di verde, custodisce da sette secoli l’eco dell’amoroso invito a onorarla, rivolto dalla Vergine alle pastorelle.
L’immagine venerata è stata da qualcuno attribuita al Sansovino, ma la cosa non è certa. Anche in questo caso si tratta di una Madonna con Bambino, venerata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice.
È il titolo, carico di significato, scelto anche da Don Bosco: Maria aiuto dei cristiani. Ognuno di noi nella vita ha certamente sperimentato l’aiuto di Maria, un aiuto forte che ci ha rimesso in cammino vincendo la sfiducia e il peccato.
Maria è il nostro modello e anche la nostra avvocata. Nei luoghi in cui il suo nome è invocato il cristiano si libera dai legami abituali per sollevare lo sguardo alle cose dell’alto e ravvivare la speranza.
Uno di questi luoghi è certamente il santuario del Bagno, cosi caro a tutta la comunità di Castiglion Fiorentino, definita dal Repetti “terra cospicua, nobile e quasi piccola città murata con insigne collegiata”.
Il santuario della Madonna del Bagno sorge alla Noceta, a pochi chilometri da Castiglion Fiorentino in Val di Chio.
La Madonna dei Bagni a Scafati
Si è conclusa anche quest’anno nella domenica di Pentecoste (in data 19 maggio 2024) la tradizionale festa ultrasecolare in onore della Vergine Maria Incoronata dei Bagni: la cosiddetta “Festa ‘e Vagne".
La celebrazione avveniva, come tutt’oggi, in due date del mese di maggio: il mercoledì, giorno in cui si celebra la processione del Santuario alla fonte con la benedizione del “Fosso” e la domenica dell’Ascensione che segue; si voleva che il primo giorno fosse dedicato ai “paesani” e l’altro ai “forestieri.
Anticamente i pellegrini arrivavano alla “festa ‘e Vagne” con carri e carretti che normalmente usavano per il trasporto. Per l’occasione li adornavano con fiori, fiocchi colorati, frasche di limoni, tintinnanti campanelli e tanto altro.
Durante il viaggio cantando inni religiosi, accompagnati dal suono di “naccare” e “tamburri”, diffondevano lungo la via gioia e tanta felicità.
Nel giorno dell’Ascensione è stato il momento conclusivo pieno di entusiasmo e goliardia. Hanno infatti sfilato oltre 100 cavalli con carrozze, carrettini e carrettoni provenienti da tutta la Campania.
Emoziona vedere arrivare ancora oggi i pellegrini su carri trainati dai cavalli, “‘o Carrettone addà Maronn ‘e Vagne“, accompagnati dalla scorta dei bambini che fanno scivolare sulla strada “‘o chirchio“.
Il carro, animato dai Giovani della Tammorra, anche quest’anno è stato abbellito con fiori di campo e al suono della tammorra si canta e si balla. I danzatori sono accompagnati dallo sbattere delle castagnette o nacchere.
Su questi ritmi si inseriscono le voci dei cantori che cantano della vita, dell’amore, del lavoro e di una «Fanciulla che nasce da una stella caduta dal cielo, Fanciulla che farà nascere una fonte di Acqua Santa».
E’ proprio l’arte della tammorra che unisce questa ricorrenza ad altri santuari mariani particolarmente importanti.
Testimonianze Storiche
La conferma della fama della fonte miracolosa la si rinviene persino tra le pagine dello scrittore inglese Henry Swinburne che durante un suo viaggio tra i 1777 e il 1780 riportato in Travels in the two Sicilies scrive: “Attraversai il Sarno al ponte de La Scafata, proprio vicino al luogo dove Teia, re dei Goti, fu sconfitto e ucciso, nel 553, da Narsete.
Il Sarno è un bel limpido corso, che abbonda di anguille e gamberi, ma troppo profondo per essere passato a guado. Esso nasce dal versante orientale della montagna in due rami, che uniscono e inglobano la città di Sarno, prima di iniziare il loro sinuoso corso attraverso la pianura. La Scafati è oggi conosciutissima per la sua chiesa, dedicata a una Madonna che compie i suoi miracoli nell’acqua.
Altra novità dell’ edizione 2024 della Festa ‘e Vagne è stata la mostra fotografica esposta dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura sulla “Storia e Tradizioni della festa alla Madonna dei Bagni”, che ha saputo raccontare la festa negli anni attraverso foto e documenti d’epoca.
Tra i documenti interessanti che siamo riusciti a riscoprire, grazie alla sapienza e passione di Francesco Fabiano, direttore artistico della Festa ‘e Vagne, vi è l’articolo illustrato del periodico francese “Le Monde” del maggio 1866 che evidenzia il valore immateriale di questa ricorrenza unica nel suo genere . Scafati è un borgo di 10.000 abitanti posto nella provincia di Principato citeriore (Italia meridionale).
Ivi il 23 maggio d’ogni anni accade un miracolo.Dietro la chiesa si trova un pozzo, in cui non si scorge nessun condotto. Ad un’ora che muta ogni anno, quel pozzo si empie d’un acqua a cui s’attribuisce il potere di guarire i reumatismi e le malattie cutanee. Gl’infermi attingono quell’acqua, e la bevono o si bagnano nel pozzo.
Il concorso de’ devoti è straordinario. Bello è lo spettacolo che presenta quel giorno la piazza di Scafati. All’ombra de’ fichi e degli aranci, drappelli di pellegrini si riposano o merendano; molti fanciulli vendono l’acqua della Madonna; i frati fanno questue; gli zingari, gli accattoni implorano una limosina.
I Tabernacoli Dedicati alla Madonna
Il primo censimento dei tabernacoli a Bagno a Ripoli porta la data del 30 luglio 1900: fu eseguito dalla guardia comunale Mazzucconi che ne elencò 62………… di cui 51 dedicati alla Madonna. In seguito il segretario comunale Luigi Torrigiani proseguì il censimento e li descrisse nella sua opera monumentale di indagine del territorio comunale: del suo manoscritto solo una parte venne al tempo pubblicata (1902).
Negli anni ’80 del Novecento lo storico Silvano Guerrini , dopo una ricerca eccezionalmente approfondita, puntuale e documentata, ha pubblicato il volume La terra benedetta, Religiosità e tradizioni nell’antico territorio di Ripoli (1984, ed.Salimbeni) e il volume Fra terra e cielo (1985). Complessivamente nei due libri si trovano le schede di 122 tabernacoli e 93 oratori riferiti a sei territori parrocchiali: la superficie indagata rappresentava solo un terzo di tutta l’estensione del Comune.
Esempi di Tabernacoli
- Tabernacolo nel centro di Bagno a Ripoli: L’ edicola che ha una larga apertura a tutto tondo incorniciata da un profilo di pietra intagliato, racchiude un affresco con la Madonna in trono, purtroppo andato in gran parte perduto.
- Tabernacolo in angolo tra via della Martellina e via dei Rosai: Una rete a fitte maglie e due robuste stanghe hanno protetto nei secoli l’altorilievo in terracotta che rappresenta la Vergine col Figlio.
- Tabernacolo di Croce a Varliano: Guido Carocci, alla fine dell’Ottocento, lo descrive come un “tabernacolo assai grande ed incavato nel muro di una casa”.
- Tabernacolo del Buon Viaggio: L’opera, realizzata in occasione dell’Anno Mariano 1954, fu eseguita su malta distesa sopra a delle tegole dell’Impruneta legate insieme con filo di rame nello studio del Maestro in Borgo degli Albizi, a Firenze, e solo successivamente venne trasportato a Grassina e collocato nell’edicola.
- Tabernacolo sulla strada di Vacciano: Un imponente tabernacolo si trova sulla strada di Vacciano che conduce alla frazione di Cascine del Riccio.
- Tabernacolo sull’angolo fra via dell’Antella e via di Pulicciano: Fu ricostruito nel 1947 a bozze di pietra. Anche la struttura di questo tabernacolo è in muratura e restano tracce dell’intonaco; sopra la centina dell’arco ancora è visibile lo stemma dei Peruzzi in ricordo del restauro voluto da Ubaldino Peruzzi.
- Tabernacolo di Picille: Anche questo tabernacolo, che oggi è situato in aperta campagna, tra le piante di ulivo , alla convergenza di due stradine tra i campi, risulta segnato nelle Piante dei Capitani di Parte, segno che un tempo la viabilità della zona rivestiva una certa importanza per gli spostamenti ed i raggiungimento di arterie più trafficate.
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