Santuario della Madonna del Bagno: Storia e Arte di un Luogo di Devozione
Il Santuario della Madonna del Bagno sorge alla Noceta, a pochi chilometri da Castiglion Fiorentino in Val di Chio, valle detta ‘valle di Dio’.
Non è ben documentata l’origine di questo santuario, che viene fatta risalire al 1200. La leggenda narra di un’apparizione della Madonna a due pastorelle, durante la quale la Signora chiese loro di costruire una cappella. In quell’occasione sarebbero scaturite delle acque che divennero subito strumento di innumerevoli prodigi per gli infermi, che accorrevano da ogni parte.
La prima notizia storica sicura è documentata nel “Libro dei Partiti” del comune di Castiglion Fiorentino nell’anno 1527. Allora esisteva una piccola chiesa, che il comune prese sotto il suo patrocinio, nel 1563. La vecchia e piccola chiesa fu ampliata nel 1711 e rifatta quasi completamente nel 1877.
La devozione alla Madonna dei Bagni ha, certamente, un'origine molto più antica di quanto i documenti in possesso possano dirci. Mons. Ammirante nel 1877 parla di un culto già vivo nel 1500 e testimonianze cartografiche confermerebbero tale circostanza, ma anche la tradizione orale degli antichi canti popolari lasciano scivolare più indietro l’inizio del culto, in pieno medioevo. Culto che trova la sua origine ne la Fonte Miracolosa, il cosi detto “Fuoss ‘e Vagne”, è questo il luogo dove inizia la nostra storia, la storia più bella.
L’Abate Pacichelli nel 1690 così scriveva: “ …Nei Vespri dell’Ascensione del Signore nei quali con meraviglia nasce, e poi in poche ore si secca un’acqua giovevole a purgare le cuti da varie specie di mali…” ; così fedeli e pellegrini, ricchi di fede e speranza, accorrevano nei giorni della Festa per lucrare grazie e guarigioni.
Le Origini della Devozione
Al santuario si giunge attraverso una splendida scalinata in mattoni rossi, piuttosto ripida, che sale verso la chiesetta. Nel 1643 un frate francescano di nome Pietro Bruni vide a terra un frammento di ceramica con dipinta una piccola immagine della Madonna col Bambino. Perché non fosse calpestata dai viandanti, la sistemò tra i rami di una giovane quercia. La tazza dalla sistemazione precaria cadde ancora e forse anche più volte, finché un giorno un “merciaro” di Casalina, di nome Cristofono, decise di fissarla solidamente alla quercia.
Più tardi, nel marzo del 1657, la moglie di Cristofono si ammalò gravemente fino a ridursi in fin di vita. Cristofono, giunto davanti alla quercia, rivolse alla Madre di Dio una preghiera per la guarigione della propria moglie, e la sera, tornato a casa, trovò la moglie perfettamente guarita e intenta ai lavori domestici. Il miracolo è ricordato da una formella all’interno della chiesa datata 1657 e accompagnata da un’interessante didascalia. Attualmente, di quella quercia miracolosa, non rimane che un tronco secco, segnato dai chiodi degli ex-voto e incastonato nell’altare maggiore. Questo accorgimento è stato attuato per preservare quel che resta dell’antico albero dalla mano dei fedeli che, passando vicino, strappavano e portavano via con sé piccoli pezzi di rami e di corteccia.
La scritta che campeggia al centro della struttura: “Ego Mater Santa Spei” (Trad: Io, Madre della Santa Speranza) ricorda forse l’originale intitolazione della chiesa, poi mutata in quella attuale.
Arte e Architettura
L'attuale Tempio è costruito in stile tardo barocco ed è andato a sostituire una più antica chiesa che ivi sorgeva, la facciata imponente e maestosa si mostra in tutta la sua eleganza e tre ampie fornici danno ingresso al pronao. L'ampio interno a tre navate, riccamente decorato con lesine e capitelli classicheggianti manifestano una ricerca del bello non comune ad altri luoghi di culto, sono presenti affreschi di straordinaria fattura che coprono l'interezza della volta centrale e del presbiterio, opera di artisti come Gaetano D'Agostino e Salvatore Postiglione.
L’interno è a pianta rettangolare, con tre navate e soffitto a volte. Il presbiterio di assoluta bellezza è interamente ricoperto in mosaici di marmo del settecento, così come l'altare maggiore di chiara fattura napoletana. Al centro si staglia la pala d'altare datata 1639 che rappresenta la Madonna dei Bagni e il Miracolo della Fonte, mentre ai lati due tele di notevoli dimensioni raccontano la nascita della Vergine e la presentazione al tempio della Stessa, entrambe opera di Giovan Battista Lama del 1723.
Le Formelle Votive in Maiolica
La caratteristica principale di questo santuario, forse unica, è che tutte le pareti sono arricchite da formelle (mattonelle) in maiolica che illustrano i miracoli o le grazie ricevute con raffigurazioni e disegni spesso accompagnati da interessantissime didascalie. Se ne contano quasi 800, tutti ex voto provenienti quasi interamente dalla limitrofa cittadina di Deruta, centro di antica e gloriosa tradizione nell’arte della ceramica.
Una volta entrati in questa bellissima chiesa, si rimarrà rapiti dai colori e dall’originalità di queste maioliche; non possiamo che consigliare di perdersi nella contemplazione di questi splendidi reperti e nella lettura delle dediche. Se le formelle votive più antiche riguardavano guarigioni miracolose, resurrezioni o redenzioni, quelle più recenti esprimono tutta la gratitudine e devozione dei fedeli per essere sopravvissuti alla guerra, scampati a un terremoto, essere usciti indenni da un grave incidente o, addirittura, per la promozione a scuola di un parente.
Curiosità: Testimonianze dal Passato
Gli ex-voto appesi alle pareti della chiesa sono reperti di grande interesse per le storie che raccontano e un documento fondamentale per la comprensione degli usi e costumi di una società. Tutte le raffigurazioni, anche di notevole fattura, sono spesso accompagnate dalla dicitura P.G.R. (Per Grazia Ricevuta) o V.F.G.A (Voto Fatto Grazia Avuta) e dai testi che mostrano l’evoluzione della nostra lingua sia a livello diacronico (con il passaggio da forme volgari all’italiano moderno) che diatopico (dialetti regionali o locali). Un esempio mirabile è questa formella votiva datata 1668 che descrive la liberazione di una donna posseduta dagli spiriti maligni.
Testo: “Qvesta donna avendo qvatro spiriti adosso li qvali dve volte se provarno affogarla nel aqva invocando qvesta beatissima vergine senti vna voce che non dvbitasse male alcvno si trovvò senza avere nemeno bangniato le scarpe venne a renderne gratia essendo liberatta affatto da detti spiriti doppo haverla tormentata cinqve anni. Li 31 agosto 1668.“
Il colle apparteneva all’ordine dei frati benedettini dell’Abbazia di San Pietro in Perugia, che conservarono meticolosamente le testimonianze delle offerte lasciate nel santuario quando la devozione per la Vergine cominciò a manifestarsi con una certa intensità. Il materiale documentario che parte dal 1657 è conservato nell’archivio storico dell’abbazia sotto il nome di ‘Carteggio riguardante la Madonna del Bagno’.
Informazioni Utili
Il santuario è facilmente raggiungibile seguendo le indicazioni stradali sin dall’uscita dell’E45 (Casalina). L’ingresso è gratuito.
Questa valle è stata detta ‘valle di Dio”. La rupe, circondata da un mare di verde, custodisce da sette secoli l’eco dell’amoroso invito a onorarla, rivolto dalla Vergine alle pastorelle. L’immagine venerata è stata da qualcuno attribuita al Sansovino, ma la cosa non è certa. Anche in questo caso si tratta di una Madonna con Bambino, venerata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice. Ognuno di noi nella vita ha certamente sperimentato l’aiuto di Maria, un aiuto forte che ci ha rimesso in cammino vincendo la sfiducia e il peccato. Maria è il nostro modello e anche la nostra avvocata.
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