Mappe di Pericolosità Idraulica nella Regione Toscana: Definizione e Gestione del Rischio di Alluvioni

La Direttiva Alluvioni 2007/60/CE, recepita in Italia attraverso il D.Lgs. 49/2010, ha lo scopo di definire, attraverso la conoscenza del rischio di alluvioni, gli strumenti e le regole per affrontare tali eventi in maniera condivisa a livello europeo. Da questa Direttiva è scaturita la necessità di predisporre, a livello di distretto idrografico o unità di gestione, mappe di pericolosità e rischio di alluvione, nella scala più appropriata per le aree a rischio potenziale significativo di alluvione (APSFR).

Le mappe del rischio di alluvione sono state redatte, ai sensi della Direttiva, sovrapponendo la distribuzione degli elementi a rischio alla pericolosità da alluvione. Le mappe sono state realizzate in riferimento agli articoli definiti nel D.Lgs.

La valutazione della pericolosità idraulica è fondamentale per sapere cosa occorre fare in termini di infrastrutture per mitigare il rischio di gestione durante la fase di evento. Conoscere quanta popolazione è esposta a rischio alluvione e quanti beni (scuole, ospedali, infrastrutture, attività, ecc.) sono localizzati in aree pericolose significa disporre delle informazioni necessarie per pianificare le misure di prevenzione e protezione più idonee e per gestire l’evento qualora accada.

La gestione del rischio implica la consapevolezza che non sempre si può difendere tutto e sempre meno si hanno le risorse per fare le opere che rimuovono il rischio in assoluto. Anche qualora ciò fosse possibile, talvolta non basterebbe data l’imprevedibilità di alcuni eventi legati sempre più frequentemente alle conseguenze del cambiamento climatico che stiamo vivendo. La nuova filosofia è quindi quella della gestione del rischio: non tutto può essere difeso e non tutto, a volte, è opportuno e necessario difendere!

Nel bacino dell’Arno le alluvioni non sono mai mancate. Il ‘66 è ancora nella memoria di tutti i fiorentini e del mondo intero, ma anche altri eventi, grandi e piccoli, nel susseguirsi degli anni hanno colpito, anche recentemente, porzioni più o meno vaste del nostro bacino. E ancora altri lo colpiranno.

Il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) e il Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA)

Il PAI dell’Arno è uno strumento attivo da più di dieci anni. Individua la pericolosità idraulica del bacino, definendola in quattro classi che delimitano il territorio in base alla frequenza presunta delle alluvioni e al possibile livello delle acque che ci possiamo attendere. E’ uno strumento costruito in parte mediante modellazione (la ricostruzione attraverso l’analisi statistica e di probabilità delle aree allagabili) e in parte attraverso dati storici e geomorfologici. E’ uno strumento aggiornato costantemente con il supporto dei Comuni.

Il PGRA dell’Arno rappresenta un forte elemento di innovazione in quanto sostituisce a tutti gli effetti per ciò che riguarda la pericolosità da alluvione (con una nuova cartografia, nuove norme nonché la mappa del rischio da alluvioni redatta ai sensi del D.lgs. 49/2010) del PAI (Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico). Il lavoro svolto per l’applicazione dei disposti della direttiva nel bacino, ha infatti permesso di aggiornare e modernizzare il quadro conoscitivo esistente, renderlo coerente con i requisiti richiesti dalla Commissione europea e, quindi, di giungere ad una semplificazione delle norme e delle procedure in materia di pericolosità e rischio di alluvioni.

Il PGRA ci offre l’opportunità di rivedere le norme del PAI, attualizzarle, renderle coerenti con l’evolversi dei tempi e, quindi, semplificare e rendere più snella la loro attuazione in rapporto con le altre regolamentazioni. Semplificare non vuol dire “deregolarizzare”. In questa nuova prospettiva il ruolo dell’Autorità di bacino è pertanto maggiormente orientato ad approfondire il quadro conoscitivo e a fornire agli enti locali gli indirizzi in base ai quali poi gli stessi enti attuano, in piena autonomia, le scelte.

La Direttiva stabilisce che il Piano di gestione deve essere organizzato ai fini del raggiungimento di obiettivi che ogni Stato deve darsi in via preventiva. Questi obiettivi, seguendo la Direttiva, devono poi essere declinati secondo le caratteristiche di ogni bacino. A tale scopo l’Arno è stato suddiviso in otto aree omogenee per comportamento idraulico e per presenza di attività antropiche ed all’interno di queste sono state individuate le criticità.

E’ tuttavia importante tener ben presente che le aree a pericolosità da alluvione descritte nelle mappe del PGRA, come del resto quelle del PAI, rappresentano un verosimile “rendering” per quanto suscettibile di potenziali errori dovuti a ciò che può succedere nella realtà, fornendo una indicazione di come l’alluvione si può sviluppare sebbene margini di incertezza siano ancora presenti.

Disciplina e Gestione del Rischio

La norma principale su cui è impostata tutta la disciplina di piano è che, sia nelle aree a pericolosità elevata che media, qualsiasi intervento edificatorio deve eventualmente essere realizzato in maniera tale da non provocare dei rischi per i beni esistenti e in condizioni tali da poter gestire il rischio a cui è soggetto. Si parla nelle norme di “gestione” e non di “annullamento” del rischio. E’ un cambio considerevole di impostazione poiché teoricamente consente anche di mantenere un rischio residuo, alla condizione che questo sia conosciuto e ben percepito dai soggetti in gioco, e quindi gestito responsabilmente al momento dell’evento.

Le direttive sono basate sull’analisi dei fatti accaduti negli ultimi anni, dei morti e dei danni che abbiamo subito; direttive che cercano di impedirne il ripetersi. Tuttavia è poi sempre l’ente locale che decide come stabilisce la legge. Quindi: scuole e ospedali è bene che non si realizzino più in aree con pericolosità idraulica elevata, così come quando si intende realizzare un sottopasso o un volume interrato abitabile occorre considerare bene che il maggior numero di vittime durante gli eventi alluvionali sono dovute proprio a causa di annegamenti in sotto-attraversamenti stradali e ferroviari allagati, o anche in scantinati e semi-interrati.

Infrastrutture Verdi e Contratti di Fiume

Le infrastrutture verdi sono le misure di protezione previste nel PGRA che consistono in interventi finalizzati sia alla mitigazione del rischio idraulico (attraverso il mantenimento o il miglioramento della capacità idraulica dell’alveo di piena e la tutela delle aree di espansione e di laminazione naturale) che alla tutela e al recupero degli ecosistemi e della biodiversità (attraverso il ripristino delle caratteristiche naturali e ambientali dei corpi idrici e della regione fluviale).

Il Contratto di fiume è un patto o accordo tra diversi soggetti della comunità locale (Autorità di bacino, Comuni, Consorzi, Enti vari, Associazioni, imprese, cittadini, …) che condividono l’obiettivo della riqualificazione del territorio fluviale dove operano e vivono e che si impegnano a realizzare, ciascuno con le proprie competenze, azioni che rispondono a molteplici finalità e integrano i diversi settori (gestione del rischio idraulico, urbanistica, riqualificazione ambientale, educazione ambientale, valorizzazione del patrimonio locale, fruizione delle rive, miglioramento della qualità delle acque).

Lavorare alla definizione di un Contratto di fiume significa, in definitiva, sperimentare su scala locale forme efficaci di collaborazione tra amministrazioni e tra queste e i cittadini, loro associazioni o categorie e responsabilizzare tutti alla cura del fiume. Il contratto di fiume concorre alla definizione e all’attuazione del PGRA e del Piano di gestione delle acque a livello di bacino e sotto-bacino idrografico, quale strumento volontario di programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale delle aree interessate.

Il 2015 è un anno importante e costituisce un ottima occasione per avviare nuove sperimentazioni! Entro dicembre saranno definitivamente approvati i due Piani che l’Europa ha pensato e richiesto a tutti gli Stati Membri per una gestione integrata della risorsa idrica. Si tratta dunque del momento giusto per far partire in modo concreto nuovi tavoli di lavoro con enti, istituzioni, associazioni e cittadini finalizzati alla definizione e successiva sottoscrizione di Contratti di fiume sfruttando tale forma di accordo per dettagliare e attuare la pianificazione di distretto a scale di maggior dettaglio, al fine di perseguire la tutela e corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione del territorio e dell’ecosistema fluviale, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo al contempo allo sviluppo locale delle aree intorno al fiume.

Successivamente, il primo aggiornamento del Piano di gestione del rischio di alluvioni (PGRA 2021 - 2027) del distretto idrografico dell’Appennino Settentrionale è stato approvato, ai sensi degli articoli 65 e 66 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 con d.p.c.m. 1 dicembre 2022, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. L’aggiornamento del PGRA è stato escluso da VAS con raccomandazioni e prescrizioni.

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