Stitichezza: cause, conseguenze e rimedi
La stitichezza, chiamata anche stipsi o costipazione, è un disturbo caratterizzato dal rallentamento del transito delle feci nell’intestino con conseguente accumulo delle feci stesse.
La sintomatologia che maggiormente caratterizza la stitichezza è la difficoltà nell’evacuazione che può essere più o meno pronunciata a seconda dei casi e dei soggetti.
Poiché diverse sono le patologie che possono essere associate alla presenza di stitichezza, per mettere a punto un trattamento mirato è indispensabile capire quale sia la causa scatenante la stitichezza e agire su questa.
In generale alcune modifiche del regime alimentare possono essere di aiuto nel prevenire la stitichezza: un’alimentazione ricca di frutta, verdura e acqua può infatti favorire la motilità intestinale, prevenendo lo sviluppo di questa condizione.
Bere acqua è importante soprattutto nei mesi più caldi, quando molti liquidi vengono persi con il sudore.
Che cos'è la stitichezza?
La stitichezza, o stipsi, è un’evacuazione infrequente o difficoltosa.
Può essere transitoria (legata alla gravidanza, al cambiamento dei luoghi e delle abitudini alimentari, successiva ad interventi chirurgici o in concomitanza di alcune terapie) oppure cronica quando perdura per più di 3 mesi, associata a disfunzioni motorie intestinali o ad altre patologie (malattie neurologiche, diabete mellito).
La stitichezza è comune negli adulti, ma si riscontra anche nell’infanzia, in particolare nei neonati, soprattutto quando si aggiungono al latte materno o in formula i primi alimenti solidi, e nei bambini di 2 o 3 anni quando non viene più utilizzato il pannolino.
Sintomi della stitichezza
- bassa frequenza di evacuazioni (inferiori a tre alla settimana);
- feci secche e disidratate;
- necessità di sforzarsi e talvolta dolore all’evacuazione;
- crampi addominali, pancia gonfia, nausea;
- sensazione di non aver svuotato completamente l'intestino;
- ricorso a manovre manuali o clisteri e supposte per agevolare l’evacuazione.
Stitichezza: quali cause?
La stitichezza può avere cause diverse e di frequente la causa principale è sconosciuta.
Può dipendere da un transito intestinale rallentato: le feci permangono troppo a lungo nel colon e si disidratano.
Questo può accadere se l’alimentazione è povera di fibre, se non è adeguato l’apporto idrico, se si conduce una vita sedentaria o se si reprime lo stimolo alla defecazione.
La stitichezza può essere anche l’effetto collaterale di alcuni farmaci (es. antidepressivi, analgesici, antiacidi) o essere correlata ad alcune condizioni o patologie, come:
- ostruzioni del colon o del retto (stenosi intestinali, tumori, rettocele);
- malattie dell’intestino (sindrome del colon irritabile, celiachia, diverticolosi);
- malattie neurologiche (sclerosi multipla, morbo di Parkinson, ictus cerebrale);
- disordini neuroendocrini (ipotiroidismo, diabete mellito, ecc.);
- dissinergia del pavimento pelvico e inerzia colica.
Nella maggior parte dei casi la stipsi è un sintomo, non una malattia. Come la febbre la stitichezza può essere causata da molte situazioni diverse.
- Dieta inadeguata: Ricca di grassi animali (carne, latticini e uova), di zuccheri (torte e dolciumi vari), ma povera di fibre (verdura, frutta e cereali integrali), soprattutto povera di fibre insolubili che determinano le normali contrazioni peristaltiche intestinali e così aiutano la massa fecale a progredire nell’intestino e ad essere poi espulsa.
- Sindrome dell’Intestino Irritabile: Questa sindrome è spesso accompagnata da stipsi.
- Cattive abitudini comportamentali: Un individuo può diventare stitico se ignora o reprime lo stimolo ad andare di corpo. Questo succede quando non si vuole utilizzare bagni pubblici per questioni igieniche o per troppa ressa. Dopo un po’ di tempo lo stimolo non è più percepito e ciò porta a stipsi. I bambini reprimono lo stimolo se impegnati in giochi o per non frequentare toilette non famigliari (a scuola) e ciò porta a essere stitici anche in età adulta.
- Pseudo-stipsi: E’ la falsa convinzione di un soggetto di essere stitico in quanto (secondo lui) non evacua adeguatamente. Bisogna spiegare a queste persone che non evacuare ogni giorno non è stipsi, a patto che ciò avvenga senza sforzo e con feci morbide.
- Viaggi: La gente spesso diventa stitica durante i viaggi.
- Gravidanza:
- Ragadi ed Emorroidi:
- Farmaci: Molti farmaci sono causa di stitichezza.
- Disturbi della motilità del colon: Inerzia del colon. In questi casi il tubo digerente del paziente digerisce il cibo più lentamente del normale. Perciò ci vuole più tempo perché le feci si formino, avanzino lungo l’intestino e quindi vengano espulse.
- Disfunzione del pavimento pelvico: In questi casi i muscoli responsabili della defecazione (muscoli del pavimento pelvico) non lavorano adeguatamente. Essi non si rilassano a dovere per consentire alle feci di uscire dal corpo. In altri casi essi possono non essere sufficientemente contratti da far progredire le feci lungo il colon.
- Abuso di lassativi:
- Disturbi ormonali:
- Malattie particolari:
- Perdita di Sali corporei:
- Compressione meccanica:
- Danni nervosi:
Stipsi nei bambini
La stitichezza è molto frequente nei bambini e può essere dovuta a tutte le cause descritte sopra. In pochi casi vi può essere un difetto congenito delle terminazioni nervose dell’intestino (morbo di Hirschprung) o una scarsa funzionalità della tiroide che stanno alla base della stipsi.
Nella maggior parte dei casi comunque la stitichezza del bambino è dovuta ad una cattiva educazione comportamentale.
Molti bambini grandicelli affetti da stitichezza hanno fin da piccoli evacuato feci molto dure, questo indipendentemente dalla dieta e dalla educazione all’evacuazione.
In questi casi bisogna essere ancora più rigorosi imponendo una dieta ricca di fibre e perseverare nell’educare rigorosamente allo svuotamento intestinale.
La stipsi può portare dolore al momento della defecazione, causare ragadi anali dolorose e/o sanguinamento che porta il bambino a trattenere le feci, aggravando così la stitichezza.
Alcuni si rifiutano di andare in bagno fuori casa.
Stress emotivi come crisi famigliari o difficoltà scolastiche possono spingere a trattenere le feci con conseguente carenza di evacuazione anche per una o due settimane.
Stipsi nei vecchi
I vecchi soffrono di stipsi molto più dei giovani adulti.
Una dieta inadeguata, la scarsa introduzione di liquidi, lo scarso movimento fisico, molti farmaci e comportamenti errati portano alla stitichezza.
La dieta e le abitudini alimentari hanno un ruolo importante nell’insorgenza della stipsi.
Uno scarso interesse per il cibo, tipico delle persone anziane sole, porta a ingerire cibi poveri di fibre.
Una dentatura inadeguata porta ad ingerire cibi morbidi, molto lavorati, ovviamente poveri di fibre.
I maschi anziani con problemi alla prostata bevono meno acqua per non dover urinare troppo e con difficoltà.
L’acqua e gli altri liquidi aggiungono massa alle feci e le rendono morbide e più facili da espellere.
L’allettamento prolungato, soprattutto nelle case di riposo o per un incidente o per una malattia e la mancanza di esercizio fisico son anch’essi alla base della stipsi.
I vecchi assumono molti farmaci per i loro disturbi cronici: antidepressivi, antiacidi a base di alluminio o di calcio, antistaminici, diuretici e anti parkinsoniani.
Conseguenze della stitichezza ostinata
La stitichezza ostinata può causare emorroidi, ragadi anali, fecalomi (accumuli di feci indurite), prolasso rettale e vescicale (prolassi da sforzo).
È importante rivolgersi al medico soprattutto quando la stitichezza è di recente insorgenza, se si prolunga per più di tre settimane o se si accompagna ad altri sintomi come sangue nelle feci, forti dolori intestinali, perdita di peso non giustificata e anemia.
Avere meno di tre movimenti intestinali alla settimana potrebbe essere un chiaro segnale che il tuo corpo sta riscontrando delle difficoltà nel passaggio del cibo attraverso il colon.
Non assumere abbastanza cibi ricchi di fibre come verdure, frutta e cereali potrebbe causare stitichezza.
Alcune malattie come ictus, diabete, morbo di Parkinson, scarsa funzionalità della tiroide, depressione, carenza di potassio, magnesio o eccesso di calcio, possono bloccare l’intestino provocando stitichezza.
Quando rivolgersi al medico
Avvertire il medico di famiglia quando la stitichezza insorge in breve tempo, dura da più di tre settimane, è ostinata e severa, ed è associata a perdita di peso e/o dolori addominali.
È necessario porre particolare attenzione se la stipsi compare all’improvviso in persone adulte con una familiarità per i tumori intestinali, soprattutto se associata a sangue nelle feci e dimagrimento ingiustificato.
Cura della stipsi e alimentazione
La stitichezza nella maggior parte dei casi non richiede l’intervento del medico e si può risolvere modificando lo stile di vita e la dieta.
In particolare, risultano utili alcuni accorgimenti:
- aumentare gradualmente l’apporto di fibre alimentari, con una dieta ricca di alimenti come frutta, verdura, legumi e cerali integrali;
- bere almeno due litri di acqua al giorno;
- aumentare l'attività fisica;
- trovare il tempo di recarsi a una toilette, meglio se dopo un pasto quando le contrazioni sono più attive per il riflesso gastro-colico;
- non avere fretta e non essere disturbati;
- non ignorare o reprimere lo stimolo a defecare.
Per ammorbidire le feci e agevolare il transito intestinale, in alcuni casi può essere utile aggiungere alla propria dieta crusca di grano, avena e semi di lino e preparati a base di psyllium.
Se questi cambiamenti non fossero sufficienti, si può fare ricorso saltuariamente e dietro consiglio del medico a farmaci lassativi.
Per quanto riguarda i rimedi naturali contro la stitichezza, è importante ricordare che non tutti sono efficaci e che, in molti casi, possono avere controindicazioni.
Aumentare il volume di cibo consumato non significa tuttavia incrementare anche l’introito calorico, che deve rimanere pari al proprio fabbisogno giornaliero (o minore in caso di sovrappeso), mentre al contrario deve prevedere il ricorso ad alimenti a bassa densità energetica, ossia voluminosi ma poveri di calorie.
Queste terapie possono rimettere in moto un intestino che soffre di pigrizia cronica.
Lassativi: tipologie e uso
La decisione di assumere un lassativo ed eventualmente quale scegliere dovrebbe essere presa da un medico: i lassativi per uso orale sono in commercio in forma liquida, di compresse, di polvere e di granuli idrosolubili.
Gli integratori di fibre, in generale, sono considerate i più sicuri, ma sono in grado di interferire con l’assorbimento di determinati farmaci.
Questi lassativi aumentano la massa delle feci e vanno assunti con l’acqua.
Assorbono l’acqua presente nell’intestino e ammorbidiscono le feci.
Tra gli esempi di integratori di fibre ricordiamo Benefibra® e Psyllogel®: vanno assunti insieme all’acqua perché altrimenti sono in grado di causare ostruzioni intestinali.
I lassativi emollienti lubrificano le feci, facendole muovere nell’intestino con maggior facilità.
L’olio di vasellina è il tipo più diffuso.
I lassativi osmotici modificano il passaggio dei liquidi all’interno del colon, facendo distendere l’intestino.
Questo tipo di farmaci è utile per chi è affetto da stitichezza idiopatica.
Tra i lassativi osmotici in commercio ricordiamo Portolac® e Laevolac®.
Gli stimolanti inducono contrazioni ritmiche dell’intestino.
Chi soffre di dipendenza dai lassativi dovrebbe smettere gradualmente di assumerli, sempre con l’aiuto di un medico.
Consigli utili
Rilassare il pavimento pelvico è fondamentale per favorire una buona evacuazione. Questo avviene quando si è posizionati bene sulla tazza del water e l’angolo formato fra le gambe ed il busto è inferiore all’angolo retto. La posizione ideale è quella che si ha nei gabinetti cosiddetti “alla turca”.
Nelle normali tazze di ceramica purtroppo la posizione è quasi ad angolo retto e quindi non funzionale ad una buona evacuazione.
Si può ovviare a ciò acquistando uno speciale sgabello da posizionare davanti al water, che si chiama “squatty potty” (tazza accovacciata), facilmente reperibile in internet, o molto più semplicemente posizionando due grossi libri ai piedi della tazza su cui appoggiare i piedi.
Questo consente di appoggiarli piedi più in alto e quindi far sì che gambe e tronco del corpo assumano una posizione ad angolo acuto.
Esistono molte false convinzioni circa il corretto funzionamento dell’intestino. Una di queste è che si debba evacuare ogni giorno.
Anche se può essere estremamente fastidiosa, la stitichezza di per sé non è un problema serio.
Comunque, se essa si manifesta improvvisamente, può essere il campanello di allarme e l’unico sintomo di un problema importante quale il cancro del colon-retto.
Essa consiste nell’avere meno di tre defecazioni alla settimana.
Quando questo fatto dura tre o più settimane, viene considerato stitichezza cronica.
Prima di intraprendere la cura della stipsi bisogna sempre tener presente che la frequenza normale delle defecazioni può variare ampiamente: da tre evacuazioni al giorno a tre alla settimana.
Ciascun individuo deve stabilire cosa è normale per lui per evitare un inutile uso di lassativi che creeranno dipendenza.
Brevi periodi di stipsi sono frequenti anche nelle persone sane e giovani.
Minimi cambiamenti dietetici e delle abitudini di vita possono aiutare a risolvere la stitichezza senza che vi sia la necessità di ricorrere al medico o assumere farmaci.
Trovare il tempo per fare esercizio fisico moderato, come camminare velocemente o andare in bicicletta. Gli esperti raccomandano di effettuare almeno 2+1/2 ore di attività fisica alla settimana (circa una mezz’ora al giorno).
Bere molti liquidi (non zuccherati), meglio se durante i pasti.
Se la stitichezza peggiora o non si risolve entro 3 settimane è meglio recarsi da uno specialista Gastroenterologo.
Egli dovrà raccogliere un racconto accurato dei disturbi (anamnesi) ed eseguire una visita completa (esame obiettivo). Non scordarsi di comunicare al medico se in famiglia vi sono stati casi di cancro del colon-retto o altre importanti malattie.
Prima di andare a fondo sulle cause della stitichezza, il medico dovrebbe prescrivere dei prodotti a base di fibre o blandi lassativi per vedere di risolvere il problema con rimedi semplici.
A seconda dell’età e della storia clinica il Gastroenterologo prescriverà alcune indagini diagnostiche (esami del sangue come l’emocromo, la sideremia, la VES o in alcuni casi la colonscopia).
Se la causa della stitichezze è dovuta ad una specifica malattia, la cura dovrà essere indirizzata a risolvere quella specifica causa.
Per esempio, se l’insufficiente funzionamento della tiroide è la causa della stitichezza, si dovrà assumere un ormone della tiroide (Eutirox) come terapia sostitutiva.
Nella maggioranza delle persone i lassativi stimolanti debbono essere l’ultima risorsa ed assunti sotto la supervisione del medico.
Il Medico Gastroenterologo è esperto nel capire quando è necessario un lassativo e soprattutto quale tipo è il più idoneo per quella persona. Esistono infatti numerosi tipi di lassativi che agiscono in maniera diversa nell’intestino.
La cosa più importante è sapere che una cura che funziona deve essere seguita per molto tempo e con costanza.
Poiché la stitichezza non insorge in un giorno non ci si deve aspettare che essa si risolva in un giorno.
Il nostro intestino è come un orologio e come tale deve essere trattato. Cercare di andare in bagno sempre alla stessa ora anche se lo stimolo è assente. In tal caso è utile provocare lo stimolo con una supposta di glicerina.
Lassativi formanti massa: Questi debbono essere assunti con molta acqua. Essi sono anche conosciuti come integratori di fibre, ed agiscono trattenendo il contenuto d’acqua nell’intestino. In tal modo le feci diventano più soffici, con più massa e sono più facili da espellere.
Generalmente questi lassativi possono interferire con l’assorbimento di alcuni farmaci. E’ pertanto consigliabile di assumere i farmaci almeno a due ore di distanza (prima o dopo) dal lassativo. Essi possono causare gonfiore e dolore addominale in quanto le fibre vengono digerite dai batteri del colon con produzione di gas. Molte persone in cui i lassativi formanti massa non fanno effetto lamentano più gonfiore e più dolori addominali. Questo avviene in quanto la stipsi è abbastanza ostinata, e quindi la massa di feci e fibre progredisce più lentamente e i batteri del colon (microbiota) hanno più tempo per fermentare il contenuto.
Lassativi stimolanti: Questi agiscono stimolando le contrazioni ritmiche (peristalsi) dei muscoli dell’intestino. Questi lassativi come il bisacodile, la senna o la cascara agiscono più rapidamente degli altri lassativi proprio per il loro effetto di contrazione sulla muscolatura intestinale.
Lassativi osmotici: Essi impediscono ai liquidi presenti nell’intestino di essere riassorbiti e facilitano la loro progressione all’interno di esso, determinando così la sua distensione.
Lassativi ammorbidenti: Essi inumidiscono le feci e ne prevengono la disidratazione. Questi (docusato sodico) sono raccomandati dopo un parto o la chirurgia rettale ed in tutti quei casi in cui bisogna evitare al massimo lo sforzo della defecazione.
Lassativi lubrificanti: Rendono le feci untuose e lubrificate per consentirne un passaggio più agevole nell’intestino. Olii minerali quali la paraffina e la vasellina sono i più usati.
Lassativi salini: Sono anche questi lassativi osmotici (latte di magnesia, magnesio citrato) che trattengono acqua nel colon per facilitare il passaggio delle feci.
Farmaci con prescrizione medica: Negli ultimi anni la ricerca farmacologica ha compiuto passi da gigante in questo campo. Sono di recente disponibili in farmacia la prucalopride (Resolor) e la linaclotide (Constella). Il primo agisce stimolando la peristalsi intestinale, quando questa sia assente o insufficiente e lo si prescrive nelle forme di stitichezza atonica o adinamica.
Stitichezza e falsi miti
Per essere considerata fisiologica, una regolare attività intestinale prevede che si vada di corpo da un minimo di tre volte alla settimana ad un massimo di non più di tre volte al giorno.
Avere un apparato digerente sano significa eliminare regolarmente le feci per allontanare scorie e tossine dal corpo.
Il semplice fatto di non evacuare ogni giorno non significa soffrire di stitichezza, o stipsi.
Generalmente, infatti, si parla di stipsi se non si espletano le funzioni intestinali almeno tre volte a settimana, ma questa non è assolutamente una regola generale.
Defecazione ostruita
Nella defecazione ostruita, il problema è dovuto alla difficoltà della persona a espellere le feci che sono regolarmente arrivate. "La difficoltà espulsiva è di solito causata dalla presenza di un prolasso del retto all’interno del retto stesso. Si può paragonare a un cannocchiale: più lo si chiude, più il lume libero si riduce. Il paziente comincia a lamentare di non riuscire più a espellere le feci.
“Per una corretta diagnosi della defecazione ostruita, dopo una visita specialistica, si ricorre in primis a una colpocistodefecografia, esame radiologico molto semplice in cui viene praticato un piccolo clistere di mezzo di contrasto nel retto del paziente.
Se al prolasso e/o rettocele è presente anche una dissinergia, si ricorrerà al binomio chirurgia-fisioterapia. “La chirurgia per la cura dell’ostruzione per via rettale è di tipo routinario e di semplice decorso - afferma il medico -. Consiste nell’asportazione del rettocele e del prolasso attraverso delle suturatrici meccaniche.
La ferita chirurgica è posta all’interno del canale anale, in una zona non innervata e quindi non dolorosa. Non vi sono ferite esterne e non vengono inseriti fastidiosi tamponi. La degenza in ospedale è al massimo di 2 giorni, dopodiché il paziente può tornare a casa senza dolore, solo con un leggero fastidio.
“Nonostante la chirurgia, tutte le regole che valgono nella stipsi, vanno poi sempre attuate per evitare le recidive e quindi a scopo preventivo - conclude Guttadauro -. “Bisogna sapere che noi occidentali, abbiamo l’abitudine di evacuare mantenendo tipicamente una posizione seduta a 90° - continua -. Questa è una posizione scorretta, perché non facilita la corretta fuoriuscita delle feci.
Il rettocele, nello specifico, è una delle cause di ostruita defecazione. Si tratta di una piccola cavità che si forma nell’intestino retto, dentro cui si vanno a depositare residui di feci provocando una sensazione di non completo svuotamento dell’intestino.
Il primo passo per curare un’ostruita defecazione è quello di adottare una terapia fondata su una corretta alimentazione con adeguato apporto di liquidi e fibre ed eventualmente con l’aiuto di lassativi che peraltro devono essere sempre prescritti dal medico.
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