Cause della mancanza di stimolo defecatorio: una guida completa
Soffrire di stitichezza può accadere a tutti. Per alcune persone può essere un problema passeggero, per altri invece la difficoltà a liberare l’intestino può ripresentarsi di frequente. In ogni caso, si tratta sempre di una situazione poco piacevole che vorremmo risolvere il prima possibile.
Per capire quali possano essere le cause della nostra stitichezza e i rimedi per affrontarla, occorre anzitutto conoscere come funziona il nostro intestino.
Come funziona l’intestino
L’intestino non è un semplice tubo, ma un organo che si muove assieme a tutte le parti del nostro corpo. Ogni volta che ci alimentiamo si mette in moto una danza armonica, in cui ogni passo prepara quello successivo. Il cibo scende veloce nell’esofago, poi lentamente nello stomaco, dove è sminuzzato e rimescolato, e successivamente nell’intestino, dove i nutrienti sono digeriti e assorbiti. Infine, nell’ultimo tratto, dai materiali di scarto della digestione e del metabolismo, si formano le feci che vengono “spinte fuori” per essere eliminate.
Tutto avviene grazie a movimenti armonici in una progressione di eventi che coinvolgono tutte le parti del tratto gastrointestinale.
Perché non sento più lo stimolo ad andare in bagno?
Ci sono alcune situazioni in cui tutti questi movimenti armonici collegati all’intestino possono rallentare. Per questo non sentiamo più lo stimolo ad andare in bagno e non riusciamo a liberarci. In questi casi si parla di stipsi da transito intestinale rallentato. Si tratta in sostanza di un’alterazione nella progressione delle feci nell’intestino.
Passano le ore, a volte i giorni, ma proprio non sentiamo lo stimolo di andare in bagno.
Dischezia: quando l'espulsione delle feci è difficoltosa
Il termine dischezia identifica una forma di stitichezza primitiva, in cui l'espulsione delle feci risulta difficoltosa a causa di un'alterazione funzionale o morfologica del retto. La dischezia viene talvolta indicata come stipsi da defecazione ostruita. In assenza di altri disturbi, quindi, la motilità dei tratti superiori del colon risulta normale e il transito delle feci risulta rallentato solo a livello rettale.
In assenza di alterazioni anatomiche o sottostanti malattie, la dischezia è spesso la conseguenza di uno stile di vita scorretto. In particolare, la debolezza dei muscoli addominali e del pavimento pelvico - conseguenza della sedentarietà, aggravata dalla gravidanza e dall'invecchiamento - compromette l'efficienza del torchio addominale anche durante la defecazione. Se a ciò si associa l'abitudine di rimandare la defecazione, l'accumulo di feci nell'ampolla rettale tende gradualmente a sfiancarla, rendendola meno sensibile agli stimoli che originano dallo stato di distensione della sua parete. Di conseguenza, occorrono quantità di feci sempre maggiori per distendere l'ampolla e dare origine allo stimolo della defecazione.
Tra i muscoli la cui debolezza o mancata coordinazione può causare dischezia si ricorda il muscolo pubo-rettale, coinvolto nella cosiddetta sindrome del pubo-rettale. Se questo muscolo si contrae durante la defecazione anziché rilassarsi, si ha un'acutizzazione dell'angolo retto-anale che innesca i problemi di defecazione ostruita.
Altre cause di dischezia
- Affezioni dolorose dell'ano (ragadi, anismo)
- Endometriosi
- Rettocele
- Prolasso rettale
- Cistocele
- Colpocele (nella donna)
- Morbo di Parkinson
- Abuso cronico di lassativi
In presenza di dischezia, la defecazione risulta dolorosa e si ha la percezione di un corpo estraneo nel retto.
Complicanze della dischezia
La stipsi cronica e la permanenza di feci dure traumatizza la mucosa rettale e può lesionarla, causando ulcerazione (cosiddetta ulcera solitaria del retto). La ferita può determinare rettorragia e mucorrea, ovvero la perdita di sangue di origine rettale e/o di muco dall'ano. L'indebolimento dei muscoli e dei legamenti che sostengono il retto nella sua posizione naturale può determinarne il prolasso, cioè la fuoriuscita dall'ano.
Diagnosi della dischezia
Solitamente le feci vengono evacuate una volta al giorno, senza che si avverta fastidio o dolore. La stipsi può verificarsi senza che vi siano patologie associate, ma può essere presente in caso di dieta poco equilibrata, vita sedentaria, scarsa idratazione oppure può essere causata da altre cause come patologie neurologiche (sclerosi multipla, malattia di Parkinson o l’ictus) o ancora stenosi diverticolare, tumore del colon, o prolasso rettale.
Nella diagnosi di stipsi da defecazione ostruita risulta particolarmente importante la cosiddetta manometria anorettale. Tale esame consiste nell'introduzione di un piccolo sensore nel canale anale e in parte dell'ampolla, collegato a un sistema computerizzato che registra le pressioni esercitate sulle proprie pareti. Con la collaborazione del paziente, che dovrà assecondare puntualmente le richieste mediche, la manometria anorettale è quindi capace di valutare la forza dei muscoli coinvolti nella continenza dell'ampolla rettale e di quelli deputati all'evacuazione fisiologica delle feci. Consente anche di valutare come il retto risponde allo stimolo evacuativo. Tutto ciò è possibile grazie al gonfiaggio e allo sgonfiaggio di un palloncino inserito nel retto e collegato alla sonda.
Test di espulsione del palloncino
Il medico posiziona nel retto del paziente un palloncino, gonfiandolo con 50cc di aria. La distensione delle pareti rettali dovrebbe innescare lo stimolo della defecazione e l'espulsione dello stesso palloncino.
La defecografia è un esame radiologico utilizzato per identificare eventuali anomalie dell'ano e del retto, dal punto di vista morfologico e funzionale.
Trattamento della dischezia
Il primo passo è modificare la propria dieta e il proprio stile di vita. Bisogna dunque favorire un’alimentazione ricca di fibre, contenute per esempio nella verdura, nella frutta e nei cereali integrali: le fibre, all’inizio, vanno aumentate gradualmente per evitare il gonfiore addominale. Molto importante anche l’idratazione: bere è importante perché aiuta la morbidezza delle feci, oltre a essere fondamentale per il benessere del nostro organismo. Da ridurre, invece, la quantità di caffè e alcool, bevande gassate, carne e formaggi.
Anche lo stress e la vita sedentaria possono favorire la stipsi. Il consiglio, dunque, è cercare quanto possibile di evitare le situazioni stressanti e seguire una vita attiva, per esempio camminando una volta al giorno per 15-20 minuti o per 30-60 minuti dalle 3 alle 5 volte alla settimana, per un totale di 150 minuti almeno ogni settimana.
Oltre al trattamento delle eventuali cause patologiche sottostanti, risulta importante la cosiddetta rieducazione dell'alvo tramite biofeedback o rieducazione sfinteriale. Si tratta di una serie di esercizi da svolgere sotto supervisione medica e con l'ausilio di attrezzature computerizzate, che aiutano il soggetto a visualizzare ed apprendere in tempo reale il meccanismo della defecazione. L'intervento ha lo scopo di allenare il paziente a contrarre determinati muscoli e a rilasciarne altri durante l'atto della defecazione. Si pratica in maniera analoga alla manometria, quindi inserendo nell'ampolla rettale una sonda in lattice munita di palloncino all'estremità. Lo stesso scopo è perseguito anche mediante elettro-stimolazione. Si tratta di una forma di ginnastica passiva, che induce la contrazione delle fibre muscolari tramite una lieve corrente elettrica applicata mediante uno o più elettrodi inseriti nel canale anale.
Sicuramente utile in caso di dischezia è la pratica di una regolare attività fisica di carattere generale.
Rettocele e prolasso rettale
Il rettocele è una patologia che colpisce quasi esclusivamente le donne e consiste in una dilatazione eccessiva dell’ampolla rettale che negli stadi più avanzati spinge la parte posteriore della vagina determinandone un rigonfiamento. Questa dilatazione eccessiva può causare l’imprigionamento delle feci che quindi possono essere espulse soltanto parzialmente.
Il rettocele, nello specifico, è una delle cause di ostruita defecazione. Si tratta di una piccola cavità che si forma nell’intestino retto, dentro cui si vanno a depositare residui di feci provocando una sensazione di non completo svuotamento dell’intestino.
Il prolasso rettale interno comporta un fenomeno chiamato invaginazione retto-anale; in pratica il retto superiore si introduce nel retto inferiore causandone la ostruzione. È questa la ragione per cui è necessario, prima di sottoporsi ad intervento di emorroidi, verificare se il prolasso emorroidario è associato al prolasso rettale o al rettocele. In questo caso l’intervento sulle emorroidi aggrava la sindrome da ostruita defecazione.
Quando consultare un medico
In generale, quando si sperimenta con una certa frequenza il sintomo della mancata defecazione anche in presenza di forte stimolo, si dovrebbe quanto prima prenotare una visita specialista presso un colonproctologo, ossia il medico specializzato nella diagnosi e nel trattamento delle patologie intestinali e ano-rettali.
Rivolgersi a un buon specialista, che inquadri la problematica e imposti fin da subito un percorso terapeutico, rappresenta l’approccio più corretto per affrontare questo tipo di disturbo.
Importante: Le informazioni in esso contenute sono state scritte da medici professionisti, ma non possono e non devono in alcun modo sostituire una visita medica specialistica. Se ritieni di sperimentare la sintomatologia della patologia descritta in quest'articolo, non iniziare autonomamente terapie, ma parlane subito con il tuo medico di fiducia. Non impressionarti, non spaventarti ma altresì non sottovalutare nessun sintomo: rivolgiti sempre ad un medico.
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