Rischio Idraulico e Rischio Idrogeologico: Definizione e Differenze
In Italia, il dissesto idrogeologico è diffuso in modo capillare e rappresenta un problema di notevole importanza. Il rischio idrogeologico è una delle principali problematiche ambientali che affliggono l’Italia, un paese caratterizzato da un territorio variegato e spesso vulnerabile agli eventi climatici estremi. Questo articolo esplora le definizioni fondamentali, le cause del dissesto, le differenze tra rischio idraulico e idrogeologico, e le misure di gestione e prevenzione.
Definizioni Fondamentali
- Idrogeologia: è la disciplina delle scienze geologiche che studia le acque sotterranee, anche in rapporto alle acque superficiali.
- Dissesto Idrogeologico: nell’accezione comune, il termine dissesto idrogeologico viene invece usato per definire i fenomeni e i danni reali o potenziali causati dalle acque in generale, siano esse superficiali, in forma liquida o solida, o sotterranee.
- Rischio Idrogeologico: corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli pluviometrici critici lungo i versanti, dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua della la rete idrografica minore e di smaltimento delle acque piovane.
- Rischio Idraulico: il rischio idraulico è legato a eventi che coinvolgono elementi idrici, come fiumi, laghi e canali.
Fattori Naturali e Antropici
Tra i fattori naturali che predispongono il nostro territorio ai dissesti idrogeologici, rientra la sua conformazione geologica e geomorfologica, caratterizzata da un’orografia (distribuzione dei rilievi) complessa e bacini idrografici generalmente di piccole dimensioni, che sono quindi caratterizzati da tempi di risposta alle precipitazioni estremamente rapidi. Il tempo che intercorre tra l’inizio della pioggia e il manifestarsi della piena nel corso d’acqua può essere dunque molto breve. Il rischio idrogeologico è inoltre fortemente condizionato anche dall’azione dell’uomo.
Cause del Dissesto Idrogeologico
Ma perché si è arrivati a questo punto, quali sono le cause di questo fenomeno? E quali conseguenze comporta questo dissesto del territorio? Viene chiamata rischio, ma in realtà è la condizione abituale nella quale vivono 6 milioni di italiani. Insomma metà popolazione italiana rischia la propria vita perché vive in una zona poco sicura a livello idro-geologico. Quanto ai danni economici si calcolano in 240 miliardi di euro in totale, cioè 3,5 miliardi l’anno. Inquietanti anche le percentuali di rischio se scendiamo al dettaglio di singolo Comune. In molti casi sono tutti, in altri quasi tutti. Se a rischio sono il 92% dei paesi campani e friulani, in Piemonte va meglio (87%). Le regioni più ‘sicure’ da questo punto di vista sono la Puglia (78%), la Sicilia (71%), la Lombardia (60%) ed il Veneto con 59%.
Gestione del Rischio Idrogeologico e Idraulico
La gestione è fondamentale per la sicurezza e la protezione delle persone, delle infrastrutture e dell’ambiente. In Italia, diverse istituzioni, enti e professionisti sono coinvolti in questo processo, ognuno con ruoli specifici e competenze diverse.
- ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): fornisce dati dettagliati sul rischio idrogeologico in Italia, evidenziando l’importanza della pianificazione territoriale e della gestione sostenibile delle risorse.
- Ministero dell’Ambiente: fornisce linee guida e normative per la gestione del rischio idrogeologico. Si occupa delle politiche di sostenibilità, della promozione di pratiche ecologiche adatte a mitigare i rischi legati ai cambiamenti climatici, e di pianificare la gestione dei rischi idrogeologici e idraulici.
- Protezione Civile: questo è l’ente principale responsabile della gestione del rischio in Italia. Coordina le attività di prevenzione per ridurre la vulnerabilità agli eventi calamitosi e gli interventi di soccorso e assistenza durante e dopo un evento calamitoso.
- Regioni e Comuni: responsabili localmente della pianificazione e della gestione del rischio, elaborano dei piani specifici per la gestione delle emergenze a livello locale.
- Enti di ricerca e le università: contribuiscono con studi e analisi sui rischi ambientali e naturali. La ricerca scientifica studia dei modelli previsionali e l’impatto dei cambiamenti climatici.
- Professionisti del settore (ingegneri, geologi e esperti in gestione delle emergenze): svolgono un ruolo chiave nella valutazione e mitigazione del rischio. Eseguono analisi delle vulnerabilità e progettazione di interventi correttivi.
Il dissesto idrogeologico resta una questione complessa che richiede un approccio integrato e multidisciplinare. La prevenzione e la gestione sostenibile del territorio sono la base per affrontare il problema e garantire la sicurezza delle comunità italiane.
Rischio Meteorologico
Le condizioni atmosferiche, in tutti i loro aspetti, influenzano profondamente le attività umane; in alcuni casi i fenomeni atmosferici assumono carattere di particolare intensità e sono in grado di costituire un pericolo, cui si associa il rischio di danni anche gravi a cose o persone. Si parla allora, genericamente, di “condizioni meteorologiche avverse”. A titolo esemplificativo piogge molto forti o abbondanti, combinandosi con le particolari condizioni che caratterizzano un territorio, possono contribuire a provocare una frana o un’alluvione. Al contempo condizioni di temperature molto alte (in estate) o molto basse (in inverno), combinate con particolari valori dell’umidità dell’aria e dell’intensità dei venti, possono costituire un pericolo per la salute delle persone, specie per le categorie che soffrono di particolari patologie. Altri rischi connessi agli eventi atmosferici, invece, derivano dal verificarsi di fenomeni meteorologici in grado di provocare direttamente un danno a cose o persone.
Piano per l'Assetto Idrogeologico (PAI)
Il piano per l’assetto idrogeologico valuta il rischio o la probabilità che si possa verificare un evento calamitoso in una determinata area, generando un certo livello di danno. In base al tempo stimato di ritorno dell’evento ed alla sua presunta entità, al valore degli elementi che sono presenti sull’area ed anche, laddove possibile, in funzione della vulnerabilità degli elementi stessi, viene stilata una scaletta di quattro livelli di rischio.
Zone a Rischio e Prescrizioni Edilizie
Per contro, le zone R3 ed R4 sono sempre soggette a prescrizioni dirette sull’attività edilizia, anche se quello che interessa a questi strumenti è evitare che si eseguano interventi che possono aumentare il rischio. Nelle zone R3 ed R4 è molto ben vista la demolizione senza ricostruzione, per delocalizzazione delle cubature, e la legge, all’art. 67 comma 6 del d.lgs. 152/2006, prevede che le regioni possano (debbano) procedere alla creazione di appositi strumenti premiali per delocalizzare le cubature, quindi rimuovere gli edifici dalle zone a rischio per ricollocarle in aree in sicurezza e, di conseguenza, per acquisire l’area di sedime dell’edificio demolito al patrimonio indisponibile del Comune.
Un’attenzione molto elevata viene posta alla realizzazione di volumi interrati o comunque posti al di sotto della linea teorica a cui può arrivare la piena: nelle zone R3 ed R4, anche se si volessero realizzare i locali interrati per destinazioni accessorie, tipo cantine o autorimesse, questi vengono generalmente vietati perché in caso di evento calamitoso diventano vere e proprie trappole per le eventuali persone presenti.
Per conoscere con esattezza quale è il livello effettivo della piena attesa, si può fare una richiesta per ottenere il “tirante idraulico” agli uffici preposti (generalmente le ex provincie): l’ufficio risponderà con il livello del tirante calcolato sul piano di campagna, ovvero il livello a cui statisticamente può arrivare l’acqua durante una piena.
Certamente, per quanto riguarda le opere abusive, anche precedenti all’apposizione del vincolo e che ricadono tra quelle espressamente escluse, è facile ritenere che non potranno essere oggetto di parere idraulico a posteriori.
La visura delle prescrizioni del PAI è un’operazione da fare sempre, a meno che non si stiano progettando interventi del tutto ininfluenti dal punto di vista delle cubature tipo manutenzioni ordinarie o straordinarie (ma ciò eventualmente lo si faccia solo laddove già si è studiato il PAI di zona e se ne conoscano le linee di indirizzo generali). La visura di piano è indispensabile anche in ogni due diligence, soprattutto laddove questa è impostata sulla verifica di fattibilità di interventi invasivi o, in generale, sulla valutazione del valore immobiliare (si pensi ad una stima economica effettuata su un fabbricato che ricade in zona R4: la stima non può non considerare il vincolo che prevedrebbe la delocalizzazione del fabbricato, senza possibilità - o quasi - di qualunque trasformazione con un minimo di invasività).
Comportamenti da Adottare in Caso di Alluvione o Frana
Ascolta la radio o guarda la televisione per apprendere eventuali avvisi di condizioni meteorologiche avverse o di allerte di Protezione Civile. Ricorda che durante e dopo le alluvioni, l’acqua dei fiumi è fortemente inquinata e trasporta detriti galleggianti che possono ferire o stordire. Inoltre, macchine e materiali possono ostruire temporaneamente vie o passaggi che cedono all’improvviso. Poni al sicuro la tua automobile in zone non raggiungibili dall’allagamento nei tempi e nei modi individuati nel piano di emergenza del tuo Comune. Chiudi il gas, l’impianto di riscaldamento e quello elettrico. evita il contatto con le acque. Sovente l’acqua può essere inquinata da petrolio, nafta o da acque di scarico. fai attenzione alle zone dove l’acqua si è ritirata. presta attenzione ai servizi, alle fosse settiche, ai pozzi danneggiati. Allontanati dall‘area in frana. controlla se vi sono feriti o persone intrappolate nell’area in frana, senza entrarvi direttamente. le frane possono spesso provocare la rottura di linee elettriche, del gas e dell’acqua, insieme all’interruzione di strade e ferrovie. nel caso di perdita di gas da un palazzo, non entrare per chiudere il rubinetto.
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