Salvatore Bagni: Vita Privata, Amicizie e Tragiche Esperienze
Salvatore Bagni è noto per essere stato un calciatore e per essere un dirigente sportivo. È nato a Correggio, il 25 settembre del 1956 e ha 68 anni oggi. La sua carriera calcistica è iniziata nelle giovanili del Carpi, squadra in cui è rimasto per tanti anni.
Poi Bagni è stato al Perugia, all’Inter, al Napoli e all’Avellino facendo presenza anche nella nazionale italiana, compresa l’under 21. Il suo ruolo è sempre stato quello di centrocampista ma in partenza era nato come attaccante di fascia. Il ruolo si trasformò nel corso della sua carriera e si trasferì, appunto, al centro del campo.
Vita Privata e Famiglia
Della vita privata di Salvatore Bagni sappiamo che è sposato con Letizia e che dalle nozze con la donna sono nati i suoi figli: Elisabetta, Gianluca e Raffaele. Letizia Turchi, Elisabetta, Gianluca e Raffaele sono la moglie e i figli di Salvatore Bagni. Un grande amore per l’ex calciatore oggi dirigente sportivo italiano che ha sposato nel 1952 la moglie Letizia Turchi.
Un matrimonio felice, ma segnato dal dolore per la perdita del figlio Raffaele morto a soli 3 anni a causa dello scoppio dell’airbag in automobile. Un dolore enorme che ha segnato la vita dell’eroe del primo scudetto del Napoli che ha raccontato la tragedia di un libro dal titolo “Il guerriero” in cui ha condiviso “le ferite nell’anima impossibili da rimarginare”.
La Tragica Morte del Figlio Raffaele
Nel 1992 il figlio Raffaele morì fra le braccia di Salvatore Bagni. Aveva 3 anni. «Eravamo tutti e cinque in macchina, guidava mia moglie - racconta al Corriere -. Stavamo andando pianissimo, a 38 km/h. Un’auto non rispettò lo stop e andammo a sbattere contro un muretto. È stata fatale l’apertura dell’airbag. In quel momento ce l’avevo in braccio e non sedeva dietro perché era stato appena allattato e temevamo che potesse vomitare. Noi genitori abbiamo cercato di restare vicini ai suoi fratelli, affidandoci a degli psicologi anche per quello che è successo dopo».
La salma poi, venne trafugata. «Ce l’hanno portato via per la seconda volta. Saranno stati almeno in quattro a scavalcare il cancello e a entrare in quel cimitero, prelevando la bara dall’alto. Ci chiesero dei soldi, 300 milioni di lire, anni dopo un procuratore ci disse che probabilmente sarebbero serviti per finanziare il sequestro Soffiantini. Alle chiamate dei sequestratori rispondevo direttamente io, dovevo cercare di intrattenerli il più possibile per far sì che i Ros li intercettassero. Li avrei pagati, ma me lo impedirono. Un giorno ci accordammo, ci saremmo dovuti incontrare a Predappio. Mi misi alla guida con una valigetta di soldi falsi e il giubbotto antiproiettile».
Bagni rivela di non aver mai desiderato avere un altro figlio dopo questa terribile esperienza: «Non esiste la copia di un figlio. Ne avevo già avuti tre, avevo già la mia famiglia. Decisi di farmi sterilizzare»."Questa cosa non l’ho mai rivelata, né l’ho scritta nel libro: la dico ora” - ha risposto il dirigente sportivo alla domanda di un giornalista sulla possibilità o meno di avere un altro figlio. “Se ho mai pensato a un altro figlio dopo la sua morte? Non ci sarebbe stato nulla e niente che avrebbe potuto sostituirlo, io e mia moglie Letizia ne eravamo convinti. E così presi una decisione”.Salvatore Bagni dopo la morte del figlio Raffaelle ha fatto una scelta importante: si è fatto ricoverare in una clinica di Ravenna per sottoporsi a un intervento di sterilizzazione.
L'Amicizia con Diego Armando Maradona
Un rapporto speciale con Diego Armando Maradona, nato a Napoli e che ha segnato un'amicizia vera e profonda negli anni. «Arriviamo a Napoli insieme, nel 1984 - spiega Bagni al Corriere -. Io insieme a mia moglie, lui con altre 10 o 15 persone. Eravamo agli opposti, a me non piaceva uscire la sera. Ma fra noi la stima fu immediata perché lo trattavo da Diego e non da Maradona. Se avevo qualcosa da dirgli, glielo dicevo. Abbiamo passato nottate intere a discutere di cose che gli scottavano».
Sono i giorni del primo anniversario della morte di Diego Armando Maradona, giorni di celebrazione per il più grande giocatore di calcio di tutti i tempi. Tifosi argentini, italiani, napoletani, tutto il mondo del pallone si è stretto nel ricordo del mito. Ma per tracciare un profilo dell’uomo e del giocatore, ecco chi meglio di Salvatore Bagni poteva esserne capace. Lui che di Diego è stato compagno di squadra per 4 anni al Napoli ma soprattutto amico nella vita privata.
Un racconto, quello nella puntata di “Quelli che…” andata in onda su Rai2 il 25 novembre, che parte dall’enorme portata pacifica dei messaggi di Maradona che, stando a quanto detto dall’ex centrocampista anche della Nazionale italiana, ha affascinato anche Papa Francesco incontrato poco prima per una commemorazione del Pibe de Oro: «Anche lui era tifoso di Diego, non della stessa squadra - spiega Bagni - perché il Papa è del San Lorenzo mentre Maradona era del Boca, ma tutti gli argentini sono tifosi di Diego.
Poi la palla passa ai ricordi del campo: «Se Diego è stato mai fischiato dai tifosi avversari? Certo che sì - spiega Bagni - ricordo il suo esordio a Verona e fu fischiato, ma lui era bello da vedere a prescindere in tutti gli stadi. Era impossibile vedere uno come lui nel resto del mondo». Poi sullo schermo una foto di Bagni e Maradona abbracciati da rivali, dopo un Italia-Argentina 1-1 del Mondiale di Messico 1986: «Segnò anche lì e dovevo marcarlo io… bisognava menarlo per fermarlo? La mattina prima di quella partita ci fu una riunione tecnica - spiega Bagni - e Bearzot chiese chi voleva marcare Diego. Nessuno rispondeva, ho alzato la mano e durante la partita è toccato a me, ma mi ha rispettato. Fu l’unica volta che non ho dato un calcio in una partita. A lui sicuro no…». A Diego no, ma al portiere Pumpido sì e più che un calcetto fu «un modo per ripararsi - spiega Bagni - perché i portieri argentini escono sempre a gamba alta». Da lì scoppiò una rissa e fu proprio Maradona a tirarlo fuori da possibili guai: «Ha anteposto gli interessi miei a quelli della sua squadra, chi vinceva quella partita avrebbe vinto il girone».
Non solo compagno di squadra, per ben quattro anni, ma anche nella vita: «L’ho avuto vicino più in casa che in campo. Abbiamo passato un mese all’anno a casa insieme dal 1984 al 2012, l’ho vissuto tanto. Era divertente, avevamo ritmi diversi perché io mi alzo alle 6.30 per chiudere la giornata alle 20, lui invece iniziava a mezzanotte che voleva chiacchierare. Per tanto tempo, lo ha salvato vivere in mezzo alla gente. Anche quando stava male, lui voleva parlare e stare con la gente».
Di nuovo sullo schermo Maradona che intervista Bagni dopo la vittoria del primo scudetto del Napoli, giù commozione: «Lo sento ancora qui. Sento parlare tutti dopo la sua scomparsa, ma chi l’ha vissuto come noi - conclude Bagni - sa bene che era altruista, generoso, forse anche troppo. Le persone giudicano senza sapere.
L'ex centrocampista del Napoli è tornato a parlare della tragedia che sconvolse la sua vita. Salvatore Bagni è stato uno dei pilastri del Napoli di Maradona. Oggi a 66 anni, ha deciso di raccontare le emozioni del primo storico scudetto azzurro insieme a Bruno Giordano, uno dei compagni di quella impresa, in un libro dal titolo "Che vi siete persi".
Tabella Riepilogativa
| Nome Completo | Data di Nascita | Carriera | Ruolo | Squadre Principali |
|---|---|---|---|---|
| Salvatore Bagni | 25 Settembre 1956 | Calciatore e Dirigente Sportivo | Centrocampista | Carpi, Perugia, Inter, Napoli, Avellino |
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