Sorelle Chiesa Idraulica: Storia e Tradizione Bergamasca
Bergamo, città ricca di storia e cultura, custodisce un patrimonio unico: le chiese idrauliche. Queste strutture combinano ingegneria, arte e spiritualità, e rappresentano un esempio affascinante di come l'acqua sia stata integrata nel tessuto urbano e religioso nel corso dei secoli.
Le Fontane Storiche di Bergamo
A Bergamo l’organizzazione della città in vicinie è documentata dagli statuti cittadini che ne riferiscono i nomi e ne tracciano i confini a partire dal 1263 (giuntoci nella trascrizione del successivo statuto del 1331). Nel 1251, come risulta nella stesura di un trattato di pace tra Bergamo e Brescia, la città era divisa in diciassette vicinie e la vicinia di S. Agata comprendeva anche quella di Arena, che sarebbe diventata autonoma prima del 1263 mantenendo “intatti i diritti sulla chiesa di S. Agata”.
Fontana del Lantro
La Fontana del Lantro è situata in un vano ipogeo sotto la chiesa di S. Lorenzo, all’inizio di via Boccola. Si tratta di una grandiosa costruzione in pietra squadrata a vista, caratterizzata da ampie volte con archi a tutto sesto in pietra e a sestoacuto poggianti su una colonna di forma quadrata posta al centro della grande cisterna, rinforzati lungo le linee di crociera da costoloni in pietra.
Non meno antica della Fontana del Vagine, nascosta in un vano ipogeo esistente sotto la chiesa di S. Lorenzo, la Fontana del Lantro, o Latèr, si trova nel versante settentrionale del complesso fortificato di Bergamo Alta, ove sono presenti anche altre acque: le sorgenti della Boccola, del Vagine (entrambe lungo la via Boccola), del Corno (sul lato del Colle di S. Vigilio).
Il documento più antico riguardante la Fontana del Lantro, o Latèr, è una pergamena dell’anno 928, scritta dal vescovo Adalberto, che recita “Ex parte civitatis a Laticis Antro, quod vulgo dicitur Lantrum”, da cui si deduce che il termine con cui la sorgente veniva indicata anticamente era quello di Laticis Antro ossia Antro del Liquido quindi Antro dell’Acqua, lasciando intendere che l’acqua sgorgasse da un piccolo anfratto del terreno scorrendo liberamente lungo il pendio.
La grandiosa struttura, in pietra squadrata a vista è composta da una vasca principale alta 8 metri, lunga 10 metri e larga 8 metri, mentre la vasca minore, a forma di L, è profonda circa un metro e mezzo e larga due metri, occupando tutta la parete sinistra del complesso e parte di quella frontale.
Il condotto centrale della sorgente del Lantro è costituito da un cunicolo lungo circa m 40, alto cm 90 e largo cm 60‐70, la cui estremità esce all’esterno della costruzione terminando su alcuni gradini costruiti verso la fine del 1700. L’esplorazione del cunicolo ha consentito di individuare, nei pressi della fessura da cui sgorga la sorgente, una piccola vasca di decantazione dalla quale, attraverso tubi conici in cotto, l’acqua passava in una seconda e più ampia vasca di decantazione. Tra i due manufatti venne creato un sistema di canali deviatori utilizzati per la pulizia delle vasche ad opera dei fontanari.
Le acque della sorgente del Lantro, dalla vasca minore defluivano verso l’esterno attraverso tubi conici in cotto per alimentare l’abbeveratoio dei cavalli (che troviamo citato in un documento del ‘600) e una grande vasca di pietra, ancora visibile negli anni Trenta, utilizzata come Lavatoio. Le vasche in graniglia che, negli anni Trenta hanno sostituito la vasca originale, restando in uso fino al 1950. I lavatoi erano disposti in doppia fila nel centro e ad una fila addossati alle pareti lunghe.
La Fontana continuò a svolgere un’importante funzione pubblica per la comunità e, data la grande riserva e la posizione isolata, vi erano consentite alcune operazioni che non erano possibili dentro l’abitato.
Fontana di Sant'Agata
La Fontana di S. Agata è documentata dal 908 ma forse presente anche nel secolo antecedente.
Del medioevale impianto idrico della Fontana di S. Agata è stato recuperato l’intero sistema idrico della fontana medioevale, anche i resti di un ambiente domestico d’epoca romana e il trigramma di San Bernardino, risalente al Rinascimento, affrescato sulla volta a botte che copre la Fontana.
In via Salvecchio 12, durante i lavori di sistemazione di un edificio è tornato alla luce un tratto di acquedotto romano in maiolica, un calcare compatto formato da nove setti in ghiera ad incastro, saldati con malta, ciascuno dei quali riporta la sigla del costruttore e i numeri romani per rispettarne la sequenza. L’acquedotto romano era collegato con il con il Saliente di Castagneta, un’antica cisterna di raccolta delle acque.
Dallo scavo è emerso che lungo lo stesso asse della conduttura idrica romana di via Salvecchio correva sia l’acquedotto medioevale che quello cinquecentesco, ancor oggi quasi interamente conservati.
All’altezza di Colle Aperto, gli acquedotti dei Vasi e di Sudorno confluivano in un’unica condotta, o acquedotto Magistrale, il cui percorso dentro la città seguiva un tracciato ben preciso. Per la distribuzione tra le varie fontane esistevano tre “partitori”, o vasche dalle quali si “dipartivano” dei canali più piccoli. Il primo partitore era situato nell’orto degli Albani, all’estremità nord-ovest della Cittadella.
Rami minori portavano l’acqua dentro la Cittadella e al Mercato del Lino; più avanti un canale scendeva per via Salvecchio, tenendosi sul lato sinistro, fino alla fontana di S. Agata, mentre un altro provvedeva ad alimentare il monastero di S. Grata.
Nel corso del XIII secolo la Fontana di S. Agata venne inglobata in un’ampia costruzione che comprendeva probabilmente anche una TORRE ritenuta dei Suardi, impostata proprio sulle strutture della Fontana e ancora riconoscibile osservando la struttura muraria su vicolo S. Agata.
Sorelle Chiesa: Una Tradizione Familiare Lunga Cinque Generazioni
Siamo giunti alla quinta generazione di una storia di imprenditoria femminile, iniziata a fine Ottocento con l’apertura di una ferramenta a Ponte San Pietro, attiva ancora oggi.
Alla fine degli anni Settanta viene allargata l’offerta, con l’introduzione di articoli idrotermosanitari e, subito dopo, di arredobagno.
Il Rapporto con i Clienti e i Professionisti
I nostri clienti spaziano dal privato al professionista. Il cambiamento è avvenuto molti anni fa, quando dall’idraulico, inteso come categoria principale di cliente, si è via via passati ai privati e agli architetti.
Noi seguiamo il privato in ogni aspetto, dalla progettazione alla realizzazione, appoggiandoci al nostro studio tecnico o coinvolgendo altri professionisti con i quali collaboriamo da anni.
Il privato arriva preparato, con in testa un desiderio che ha già sgrossato dalle riviste e dal web, Pinterest in testa. Poi, evidentemente, si scontra con la realtà.
Spesso arrivano con il forte desiderio di togliere la vasca da bagno per sostituirla con una cabina doccia, ma ben pochi hanno chiaro l’impatto estetico e funzionale di una parete di cristallo alta due metri.
Il Ruolo di Supporto per gli Architetti
Agli architetti offriamo ovviamente un altro tipo di rapporto. Siamo il loro supporto. Per svolgere al meglio questo compito, è necessario essere sempre informati sulle novità di prodotto o delle tecnologie.
Noi teniamo anche tre corsi di aggiornamento ogni mese, al nostro interno, con la collaborazione dei fornitori.
Poi ci sono due tipologie di architetti, e dunque di approcci: c’è l’architetto che noi chiamiamo di comfort zone, tradizionalista, prende sempre gli stessi marchi, e c’è l’architetto curioso, proattivo, ben informato delle novità, dei nuovi materiali.
L'Importanza delle Fiere e degli Aggiornamenti
Siamo state e vogliamo continuare ad essere delle assidue frequentatrici di fiere. Dalla meravigliosa Abitare il Tempo di Verona al Cersaie fino a Salone e Fuori Salone.
Al Salone andavamo ogni anno, anche quando non era presente il settore del bagno. Perché occorre vedere, toccare, confrontarsi con il prodotto, con i materiali, le texture e i colori.
E le fiere, così come il Fuori Salone, offrono l’occasione di vedere come si muovono gli showroom di altri settori, anche quelli della moda.
Incentivi e Tendenze Attuali
Oggi l’interesse maggiore della clientela si concentra sulle varie tipologie di incentivi, dalle ristrutturazioni al bonus mobili fino al recente risparmio idrico, mentre il 110% è un discorso molto più complesso che deve essere affrontato avendo al proprio fianco un tecnico, un professionista.
L'Unione con Clerici: Un Futuro di Crescita
Sotto il marchio di Clerici negli ultimi tempi non è entrato solo il marchio di Terni della Mariani Elio, ma anche la Gsc Risclima di Conegliano (Tv) e la Sorelle Chiesa di Bergamo. Parliamo di 16 aziende acquisite negli ultimi cinque anni per una realtà, quella di Clerici appunto, che oggi conta 21 insegne per 125 punti vendita nel Nord e Centro Italia. Cui si aggiungono 60 show-room di arredo bagno.
Ma cosa significa concretamente questa unione? “Significa innanzitutto un ampliamento dell'offerta, con un ventaglio di prodotti e servizi ancora più vasto, un rafforzamento della presenza sul territorio con una rete commerciale capillare e un'assistenza sempre più efficiente” commenta il presidente Paolo Clerici; e ancora “Significa, infine, la condivisione di valori e di una passione comune per il proprio lavoro, che da sempre contraddistingue entrambe le aziende”.
Questa unione è molto più di una semplice operazione commerciale. È un'occasione per far crescere un'azienda che ha le sue radici nella tradizione, ma che guarda al futuro con entusiasmo e determinazione. Il marchio Sorelle Chiesa rappresenta da anni un punto di riferimento nel settore dell'arredobagno, sia per la clientela privata che per i professionisti della Lombardia.
Giuseppe Serassi e l'Arte Organaria Bergamasca
Nel 2017 sono ricorsi due secoli dalla morte di Giuseppe II Serassi, bergamasco, tra i maggiori esponenti che la storia organaria abbia mai avuto. Giuseppe II è la mente e il genio della celebre dinastia Serassi, rinnovando l’organaria italiana con geniali invenzioni, in particolare il modo di pensare l’organo, fondamentale nella millenaria storia della musica.
Dal 1770 (a 20 anni) inizia a firmare le opere della famiglia, dove per alcuni anni vissero contemporaneamente cinque preti Serassi (tra cui il padre, prete a 32 anni). Quando a 24 anni prese moglie (Anna Monaci di 17 anni) vi fu un giubilo corale, perché la famiglia poteva avere una discendenza. Le aspettative non andarono deluse: ebbe 14 figli, di cui 9 vissero fino all’età adulta. All’età di 44 anni rimase vedovo. Fu padre severo ed esigente.
Grazie a Lui, la Serassi diventa la più celebre ditta italiana di costruzione d’organi. È una continua affermazione per le qualità della lavorazione, dell’efficienza meccanica e della durata delle numerose componenti. Nel 1802-06, per le sue qualità umane e professionali, viene nominato dalla municipalità di Bergamo a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio Comunale di Bergamo. Successivamente pubblica importanti memorie per l’organaria italiana.
Parecchie sono le sue opere, circa 202, sparse in vari stati italiani, con una media di 4 organi e mezzo per anno, di medie proporzioni (oltre mille canne) e grandi proporzioni (oltre duemila canne). Quelle superstiti, più o meno integre, sono circa un’ottantina. L’attività va dal 1770-1816, come indicano le sue firme - ora col padre ora con i figli - incise dietro la canna centrale degli organi.
Il più straordinario, unico al mondo, è nella basilica di Sant’ Alessandro in Colonna (1781-82 opp. 193-94) formato da due strumenti contrapposti, collegati da un geniale sistema meccanico sotterraneo, ideato sul principio dell’oscillazione del pendolo di Gallileo (1564-1642). Il più regale è nella reggia di Colorno (Parma) (1792-96, op. 259), su commissione di sua altezza reale Ferdinando I di Borbone.
Giuseppe II ha una visione storica e globale dell’organaria: antica e moderna, italiana ed europea, come attestano anche i suoi scritti. Egli è non solo un abilissimo artigiano, ma uno storico, un osservatore acuto e aggiornato, un promotore di straordinarie idee. Crea una nuova mentalità dell’organo italiano, nel solco della grande tradizione che rinvigorisce con l’innesto di nuovi germogli provenienti dalla tradizione francese e tedesca, peraltro già pulsanti nelle nostre regioni. In particolare conduce l’organo rinascimentale-barocco nel nuovo modello di organo romantico-risorgimentale, con geniali innovazioni meccaniche e strumentali.
Grazie a Lui Bergamo divenne il punto di riferimento dell’organaria italiana, con riconoscimento europeo.
L'Importanza dell'Ascolto e dell'Empatia
Cliente finale o architetto poco importa, importante è saperli ascoltare entrambi. E per questo occorre essere preparati e informati. Accoglienza, empatia e passaparola sono ancora adesso, nell’epoca del digital, la chiave di lettura del successo di uno showroom.
Non ci si deve limitare a sentire, è fondamentale il saper ascoltare. Qui spesso si pranza tutti insieme, clienti, fornitori e staff, il cliente ritorna in negozio anche dopo il lavoro finito, ci si sente o ci si vede per gli auguri.
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