Bagni Ebraici di Ortigia: Storia e Architettura di un Tesoro Nascosto
Ortigia, cuore pulsante di Siracusa, custodisce nel suo quartiere della Giudecca un patrimonio storico e culturale di inestimabile valore: gli antichi bagni ebraici, testimonianza di una comunità fiorente e ricca di tradizioni.
La Giudecca e l'Importanza dell'Acqua
Nel quartiere della Giudecca, l'elemento dell'acqua assume un ruolo centrale, simbolo di purificazione e rinascita. In tutti i quartieri abitati dagli ebrei, le vasche di acqua pura erano essenziali per i riti di purificazione. Questi bagni rituali, noti come miqveh, rappresentavano un luogo sacro dove le persone si immergevano per purificarsi spiritualmente.
Il quartiere della Giudecca di Ortigia, un quadrilatero compreso tra le vie Alagona, Larga, della Giudecca e della Maestranza e percorso in tutta la sua lunghezza dall’omonima via principale, conserva in maniera evidente l’antico assetto greco per strigas, mantenutosi per tutto il medioevo e l’età moderna. Qui gli ebrei, sull'antica planimetria greco-romana, riutilizzando le vecchie strutture medievali, inserirono la sinagoga, l'ospedale, i bagni per la purificazione delle donne, la beccheria, le movimentate botteghe che in ogni tempo hanno conferito al quartiere vitalità e colore.
Il Miqveh di Casa Bianca
Il miqveh di Siracusa, uno dei più importanti d'Europa, si trovava a Casa Bianca. Questo spazio misterioso è stato scoperto casualmente nel 1989 durante i lavori di ristrutturazione di un palazzo. Una scala di 58 gradini, scavata nella roccia, conduce in una stanza sotterranea: un ambiente simile ad una caverna, con il soffitto sorretto da colonne di pietra, in cui si aprono cinque vasche profonde 140 centimetri. Tre di queste si trovano nella parte centrale della grotta e sono disposte a forma di trifoglio, mentre le altre due sono collocate in due stanze laterali. L'acqua che alimenta le vasche doveva essere assolutamente pura. La stanza è fresca e addolcita da luci tenui e soffuse che creano un'atmosfera suggestiva.
Il miqweh, situato a 18 metri sotto il livello stradale, nei sotterranei di un edificio patrizio che oggi ospita un hotel, e alimentato da acqua pura sorgiva, è fra gli unici bagni rituali in Europa che conservi a tutt’oggi la sua integrità e il suo fascino. L’ingresso conduce direttamente al cunicolo scavato nella roccia che scende in una stanzetta rettangolare presso il cui centro vi sono tre vasche in cui sgorga ancora dell’acqua (proveniente dalla ricca falda acquifera siracusana che dà anche vita alla Fonte di Aretusa).
Il sito di Casa Bianca era già noto nell’antichità per la presenza di due pozzi greci. Tutto intorno alla sala correva un sedile, scolpito nella pietra viva, a 18 metri di profondità. Nel pavimento c'erano tre vasche poste a trifoglio con all’interno dei gradini. Con l'aiuto di esperti si è riusciti a datare la chiusura di quel luogo alla fine del 1400.
La Chiesa di San Filippo Apostolo e il Miqveh Nascosto
Un altro tesoro nascosto si cela sotto la chiesa settecentesca di San Filippo Apostolo, sull'isola di Ortigia a Siracusa. Si tratta di tre livelli sotterranei scavati dai greci antichi: al primo livello si trova la cripta della chiesa con affreschi settecenteschi; al secondo la rete ipogea, affascinante dedalo sotterraneo che collega tutti i luoghi sacri e istituzionali dell'antica di Ortigia e che funse anche da rifugio durante la seconda Guerra Mondiale; e al terzo un pozzo greco intorno al quale, nel tardo quindicesimo secolo, è stata costruita una scala elicoidale che conduce fino alla sorgente di acqua dolce posta a 18 metri di profondità, usata come mikveh, bagno rituale ebraico.
La chiesa di san Filippo, sede dell'omonima Arciconfraternita, chiuse nel 1968 per problemi statici e strutturali e ha riaperto, grazie a un finanziamento del Genio Civile di Siracusa, nel 2010 al termine di un complesso e articolato lavoro di risanamento strutturale. Dal novembre 2014 la chiesa è aperta quotidianamente al culto. Il sito ipogeo dal 2016 è iniziata la gestione parrocchiale delle visite grazie al giovane don Flavio Cappuccio, parroco di san Giovanni Battista all'Immacolata. Queste sono aperte dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 17 tutti i giorni al pubblico grazie ai volontari coordinati da Marco Aprile che guidano i turisti in un affascinante viaggio sotterraneo, ricco di storia, cultura e fede.
Il sito ha attratto anche l’attenzione degli archeologi israeliani che sono venuti ad Ortigia per studiare il luogo. Appuntamento il 17 giugno alle ore 18,30 presso il salone “Borsellino” di Palazzo Vermexio a Siracusa, dove il professor Yonatan Adler della Ariel University di Gerusalemme con la dottoressa Nadia Zeldes presenteranno il loro studio scientifico e storico sul Bagno rituale della chiesa di san Filippo Apostolo e sulla sua iscrizione ebraica, studiata anche da monsignor Sebastiano Amenta, vicario generale dell’Arcidiocesi di Siracusa.
La Storia della Comunità Ebraica di Siracusa
Sulla presenza a Siracusa degli ebrei e dei mussulmani, e dei loro rispettivi «pseudo-convertiti» marranos e moriscos, fino ad oggi ben poco o quasi nulla è stato detto; ciò forse nell'errata valutazione dell'influenza esercitata da tali popoli nella nostra arte e nella nostra cultura. Gli invasori arabi, qui come in Spagna, consentirono agli ebrei di vivere in piena libertà di idee e di attività. La fortuna degli ebrei e la loro tranquillità durarono fino a quando non scesero in Sicilia i normanni i quali per scopi prettamente politici miravano all'affermazione del cristianesimo. Da qui i primi contrasti che successivamente, con Federico II di Svevia, scoppiarono in tumulti. Gli aragonesi li sottoposero a dure leggi; limitarono la loro libertà di culto; imposero loro il pagamento di tasse e contributi straordinari oltre all'imposta ordinaria della gesìa (l'antico contributo versato agli arabi che colpiva solo i giudei per essere tollerati).
Federico II d'Aragona nel 1312 li separò dai cristiani destinandoli a vivere fuori Ortygia nella loro sede originaria di Acradina, nei pressi della Basilica di San Giovanni. Il sec. XVI segnerà il periodo più triste per la storia dei giudei di Sicilia: verranno ovunque offesi e scherniti, saranno emarginati da tutte le comunità e costretti a vivere in appositi ghetti, verranno obbligati a portare un contrassegno sui loro abiti e nelle insegne delle loro botteghe, verranno inoltre costretti a prestare i lavori più umili e faticosi. Nonostante fossero così maltrattati continuarono a dedicarsi con zelo al commercio e all'artigianato. In Ortygia, tra la Marina e i Bottari, avevano il quartiere della tintoria con le proprie «putie» per la lavorazione e la tintura di lana, stoffa e cotone.
Il re Alfonso d'Aragona, ammirato per l'industriosità degli ebrei e soddisfatto per il notevole contributo che davano alla vita commerciale e artigianale, in accordo col rabbino Mosè Bonavoglia, intorno al 1450, diminuirà le imposte ed eliminerà alcuni degli obblighi particolari come quello del contributo per le guardie dei castelli, per il restauro e la costruzione di fortificazioni. Verranno inoltre liberati dall'obbligo di vivere nel loro ghetto di Acradina e sarà favorito il loro insediamento in Ortygia ove abiteranno il grande rione della Giudecca fino a tempi recenti.
La Destinazione Sociale della Giudecca
Sebbene si sappia che la presenza dei giudei in Sicilia risalga al tempo della dominazione romana, notizie certe (documentate) si hanno solo con gli atti del primo vescovo di Siracusa Marciano (sec. I) e con le lettere di San Gregorio Magno (sec. VI). Meglio documentata è la loro presenza nel periodo della dominazione araba, momento in cui viene consentita la formazione di comunità ebraiche autonome che come prezzo della propria libertà pagavano la gesìa. Con la dominazione normanna anche gli arabi rimasti, per essere tollerati nei loro culti religiosi, furono costretti a pagare la gesìa.
Furono gli accordi tra re Alfonso e il rabbino Bonavoglia che migliorarono i rapporti tra i siracusani e gli ebrei tanto che quest'ultimi, come già si è detto, furono accolti dentro le mura dopo secoli di emarginazione sulla costa di Acradina continuamente invasa e depradata da pirati e masnadieri. I successivi regnanti continuarono a permettere che gli ebrei vivessero in Ortygia ma in cambio li constrinsero a pagare il contributo per le fortificazioni e il salario per la guardia del castello.
Per porre rimedio a scandali e turbolenze il re Ferdinando il 31 maggio 1492 emanò l'editto della totale espulsione degli ebrei dai suoi stati. Sarebbe stato veramente un grave disastro per l'economia e il commercio di Siracusa se il vescovo domenicano Dalmazio Da Sandionisio non si fosse adoperato a convertire al cristianesimo numerosi giudei che così ottennero dal Governatore della Camera Reginale Giovanni Cardenas il permesso di rimanere in Sicilia. Da allora i giudei convertiti (i marranos) ottennero gli stessi diritti dei cittadini siracusani.
Nel periodo di maggiore fortuna la destinazione sociale che ebbe la Giudecca fu quella commerciale. Tutto il comparto compreso tra la Via della Maestranza e la Via Larga intorno al 1450 diviene luogo frequentatissimo dagli stessi siracusani che vi si recavano per comprare stoffe colorate e pelli di conceria. Per gli ebrei il quartiere ebbe anche un'altra funzione oltre a quella commerciale. Si tratta della funzione religiosa, quella che i nostri storici non ci hanno tramandato. Che il quartiere avesse questa seconda destinazione si capisce dai servizi sociali che ospitava: la sinagoga, la casa degli elemosinieri, l'ospedale dei poveri malati. La sinagoga pare sorgesse nel perimetro dell'attuale chiesa di San Filippo sotto la quale, fra l'altro, alcuni ristagni d'acqua sorgiva fanno supporre l'antica ubicazione dei bagni per la purificazione delle puerpere ebree.
Dalla Pianificazione Greca alla Riorganizzazione Quattrocentesca
Il settore del centro storico compreso tra le vie Alagona, Larga, della Giudecca e della Maestranza, così come quello tra i Bottari e la Marina, rappresenta la parte più intatta, dal punto di vista planimetrico, della pianificazione ad insulae rettangolari di sicura derivazione greca. Il rapporto medio tra i lati delle insulae del settore è di 11/3 (il lato lungo è i 4/3 di quello delle insulae dei Bottari). Il settore tra le vie del Teatro, della Giudecca, della Maestranza e Roma, se si considerano gli ideali prolungamenti della Via Larga in Via del Teatro, di Via Minniti in Via Logoteta, del Vicolo 2° alla Giudecca in Via del Labirinto, appare come una naturale continuazione urbanistica della parte più intatta (primo settore).
Il fatto che oggi la continuità spaziale e volumetrica sia poco leggibile è spiegabile attraverso l'analisi delle vicende storiche; c'è da dire infatti che questo quartiere dal sec. XV in poi divenne un agglomerato di conventi, di monasteri e di chiese che dovendo sorgere su solide fondazioni portarono all'abbattimento totale della architettura preesistente, fatto che causò la perdita dei perimetri degli antichi isolati.
All'azione dei romani deve forse attribuirsi l'allargamento dell'asse traversale al tessuto viario del quartiere: la Via della Giudecca. Non a caso gli aragonesi vi destinarono gli ebrei: costretti a vivere in umili abitazioni incastrate tra gli enormi volumi architettonici dei conventi dei domenicani, degli agostiniani, delle carmelitane e delle benedettine sarebbe stato difficile per loro fare proseliti della religione ebraica tra i siracusani; all'opposto era quanto mai facile agli inquisitori domenicani sorvegliarli nei loro riti sacri.
L'inserimento di architettura religiosa alla Giudecca non avrà sosta che nel Settecento, periodo in c...
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